Twitter ads sbarca in Italia

Stando ad indiscrezioni, Twitter ads arriverà presto in Italia. In realtà l’approccio al mercato oltre gli Usa dovrebbe essere governato da Londra, dove è stata recentemente aprta una sede commerciale.

Il programma di advertising del più noto sito di Microblogging, sarà per i primi primi tempi un Beta e consentirà di partecipare solo ad una ristretta cerchia di Partner / inserzionisti.

Posso però già anticipare gli assett del nuovo servizio, sperando di poter presto testare con mano questa soluzione che alcuni colleghi Americani già tacciano come “non all’altezza di Facebook Ads” (ovviamente stiam parlando di 2 servizi – e di conseguenza tipologie di utenti e numeri – molto diversi tra loro).

Innanzitutto qualche numero.

Nel mondo Twitter conta più di 200.000.000 di Account attivi e circa 155 milioni di Tweet per day (Fonte interna Twitter).

In Italia la stima è difficile poiché non esistono dati ufficiali.

La stima probabilmente più verosimile è quella riportata nel commento del responsabile di Telecom Italia di Internet Media & Digital Communication Salvo Mizzi al post di Mantellini. Si parla di circa 1,3 milioni di utenti registrati a fronte di 7,8 milioni di Visitatori mensili (Unici), ovvero il 16% di coloro che visitano Twitter è effettivamente un utilizzatore del servizio.

Certo, se applicassimo la stessa percentuale ai dati che ci fornisce Audiweb, i numeri sarebbero profondamente diversi. In questo caso, infatti, dovremmo applicare il 16% a circa 1.9 milioni di visitatori mensili (Marzo 2011). Ne consegue una stima di circa 305.000 utenti registrati.

Non me ne vogliano i signori di Audiweb se ritengo che, in questa fase, i dati interni all’azienda siano molto più realistici. In ogni caso, la soluzione al problema si avrà con tutta probabilità al momento dell’introduzione della nuova piattaforma Adv poiché la stessa consentirà di definire con certezza l’entità del target di riferimento.

Definizione del target fondamentale per fruire delle seguenti opportunità pubblicitarie:

  • Promoted Accounts – indispensabili per costruire un’ampia base di follower, potranno essere pianificati in base a interessi, keywords e geotargeting. Modello di acquisto: Cost Per Follower
  • Promoted tweets – utili per comunicare con i propri follower ed estendere la reach dei propri tweet, potranno essere pianificati mediante kws e geo-targeting nella ricerca. Modello di acquisto: Cost Per Engagement
  • Promoted Trends -  pianificabili per slot da 24 ore, con Promoted Tweets associati.

Infine, secondo la nostra fonte in Twitter gli ads saranno visibili su Twitter, Twitter Mobile App e alcuni partner non meglio specificati (Syndacation partners). Eppure, sin da novembre 2010, alcuni utenti e osservatori hanno individuato questo “strano fenomeno”:

Che sia l’inizio di una collaborazione destinata a moltiplicare incredibilmente la reach delle soluzioni sponsorizzate di Twitter?

La nuova geografia delle occasioni: i Gruppi d’Acquisto

Sempre più spesso i cosiddetti Gruppi d’Acquisto ottengono menzioni e generano rumore, fuori e dentro il web.

Nati negli Usa un paio di anni or sono, Groupon e co. stanno riscuotendo un grosso successo anche in Italia.

E se negli Usa si parla di crisi del modello, in Italia siamo ancora in piena fase di crescita, nonostante i primi segnali di “maturità”.

I gruppi d’acquisto più rappresentativi (nel grafico seguente è descritto l’andamento dei principali attori Italiani, la fonte è Netview, l’ultimo mese Gennaio 2011) sono accomunati da poche e semplici caratteristiche:

  • iscrizione libera e non condizionata, non è necesario essere invitati, a differenze degli Shopping Club Esclusivi;
  • acquisto partecipativo, di gruppo appunto, di un prodotto o servizio venduto ad un prezzo scontato o comunque promozionale;
  • acquisto geolocalizzato, fruibile quindi nei dintorni della città di cui si è scelto di ricevere le offerte.

Come mostra il grafico, il player più importante, almeno in termini di numeri, è Groupon. Il sito vanta una penetrazione eccezionale sul territorio Italiano, motivo del suo straordinario successo. Ma la crescita sproporzionata di Groupon nasconde una crescita media di dimensioni eccezionali.

E tale successo improvviso appare determinato principalmente da alcuni fattori:

  • il forte risparmio per il consumatore
  • l’offerta fortemente contestualizzata e geolocalizzata
  • la dinamica di acquisto sociale, l’ integrazione con gli altri social media e la vasta gamma di modelli di vendita (e di acquisto)
  • la molteplicità delle offerte e la semplicità d’uso
  • i prezzi contenuti (chi ha paura della carta di credito) rispetto all’elevato valore d’acquisto
  • l’accesso a prodotti difficilmente acquistabili / reperibili online (quelli offerti dai piccoli esercizi commerciali)

Proprio l’aver portato online categorie merceologiche (ristoratori ad es.) e tipologie di business (small business) distanti anni luce dalle dinamiche e dall’irruenza del web, rappresenta lo snodo della futura consacrazione o decisivo ridimensionamento dei gruppi d’acquisto.

Di sicuro tutto ciò ha già destato l’interesse di colosssi del calibro di Google che, da sempre interessato al mondo delle PMI, ha provato ad acquistare Groupon incassando un clamoroso rifiuto.

Ma siamo sicuri che Groupon abbia compiuto una scelta saggia e lungimirante?

Alcuni segnali mi fnno pensare al contrario. Tale posizionamemnto, ad oggi distintivo, rischia di essere, a lungo termine, foriero di minacce.

Il meccanismo di saturazione dell’offerta è dietro l’angolo e il traino della domanda (il risparmio) è destinato a stabilizzarsi. L’apertura ai Big Brand, d’altra parte, genera molti dubbi.  Il deal tra Groupon e Gap ha mostrato quanto possa essere oneroso l’impatto sull’organizzazione e la formazione delle risorse umane necessarie per gestire fenomeni come una pacifica invasione di consumatori.

Aggiungiamo inoltre l’’impatto finanziario, spesso spropositato rispetto al ROI generato dall’iniziativa e la concentrazione del mercato ormai prossima, conseguenza diretta della proliferazione degli operatori e destinata ad affogare le singole offerte in un “pricing pandemonium” di difficile interpretazione, e potremo serenamente avanzare dei dubbi sul futuro dei gruppi d’acquisto, almeno così come strutturati oggi.

Ma qualcosa sta già cambiando e all’orizzonte si profilano alcuni significativi esperimenti:

•       Integrazione con il mobile payment e sviluppo ulteriore del canale Mobile per abbracciare il modello “real time commerce”

•       Nascita di nuovi provider che semplifichino e aggreghino le offerte per ridurne la complessità

•       Ricerca della relazione con i big brands

•       Ingresso dei social media nell’arena competitiva (es.Friends deal di Facebook).

E anche Google sta già preparando la sua “offerta”…

Facebook Marketing: le nuove Pagine Fan

Tra giovedì e venerdì (a seconda del fuso orario) di questa settimana Facebook ha rilasciato delle importanti novità per ciò che concerne il layout e la gestione delle pagine fan, prodotto cardine delle strategie di sviluppo del  business dell’azienda di Zuckerberg.
L’amministratore di una pagina può scegliere se passare immediatamente alla nuova modalità di visualizzazione e o se aspettare l’aggiornamento automatico (si terrà in data 10 marzo, se non erro).
Ho provato a schematizzare le principali novità nell’immagine seguente (la pagina è quella di OMG Digital, appena creata)

Come potete facilmente intuire, la pagina è molto più simile alla pagina utente.
Sulla sinistra sono ora visualizzati i Tab, le pagine preferite e le azioni di condivisione (o creazione). Se l’amministratore lo volesse, inoltre, potrebbe decidere di consentire la visualizzazione dell’ownership della pagina sempre in basso a sinistra (come succede sulla pagina Facebook Marketing Solutions).

In alto scorrono le foto caricate dagli amministratori (non le foto degli utenti) e la categoria merceologica scelta mentre in alto a destra ogni utente potrà visualizzare gli interessi comuni agli amici già fan della pagina.

Molto interessante l’opportunità di passare in qualsiasi momento dalla visualizzazione utente alla visualizzazione di Facebook come pagina (in questo caso OMG Digital). Di seguito un’immagine descrittiva.

In sostanza, avvicinando molto la configurazione e l’architettura della pagina Brand alla pagina utente, Facebook consente dei decisi passi avanti nella gestione delle politiche di comunicazione delle aziende.

La funzionalità di navigazione in stile utente e l’opportunità di segnalare (e quindi collaborare con) altre pagine Fan è infatti un passaggio significativo per almeno 2 ragioni:

  • il Fan potrà osservare le segnalazioni non solo dei propri pari ma anche dei propri brand preferiti, minimizzando ulteriormente lo sforzo necessario per la ricerca delle informazioni rilevanti (in questo senso OMG Digital potrebbe diventare, per l’appassionato di marketing digitale, il catalizzatore delle novità e delle anteprime del suddetto mondo)
  • I brand potranno e dovranno individuare delle modalità di dialogo e collaborazione (e minimizzare le azioni di Digital PR non trasparenti) approcciando la logica del crowdsourcing informativo come unica direzione possibile di sviluppo.

Benvenuti nella networking economy.

Audiweb in Action 2010, contenuti e riflessioni

Sono disponibili qui, alcune presentazioni dell’evento “Audiweb in Action“, seminario di approfondimento sulle attività Audiweb e sull’evoluzione del comparto web, tenutosi il 2 dicembre a Milano.
Durante il convegno il Presidente Gasperini ha fotografato la continua crescita del web e l’evoluzione in atto, sintetizzando, grazie anche all’ausilio dei suoi colleghi, le novità rilasciate da Audiweb per essere, appunto, in grado di coglierne costantemente gli aspetti più importanti.
Rimandando alle presentazione per uno studio approfondito dei numeri di Internet e delle novità Audiweb, elenco quelli che reputo gli aspetti più importanti.
-   Sono ormai 32.9 milioni gli Italiani con potenziale accesso ad Internet nella fascia 11-74, pari al 64.7% della popolazione Italiana. Nonostante ciò, l’Italia resta fanalino di coda tra i paesi industrializzati, se si escludono Brasile e Russia.
-    I 24,7 milioni di utenti attivi nel mese, fruiscono di tutte le potenzialità del web ma nonostante ciò si denota una forte crescita dei motori di ricerca, della fruizione di Video online, dei Social Media.

Anche e soprattutto per questi motivi Audiweb ha presentato 2 interessanti novità:
-    il pannello online Audiweb View, che rende più agevole il lavoro di analisi e pianificazione;
-    Audiweb Mobile, strumento che dovrebbe consentire – a breve – di censire puntualmente la navigazione da dispositivi mobili attraverso una ricerca basata su panel meterizzato e tag censuari
-    Audiweb Objects che consentirà, invece, di estendere la rilevazione dei dati oltre la singola pagina web e censire, tra gli altri, video, applicazioni social, giochi.

Durante l’evento ho avuto anche modo di presentare un caso di studio di uno dei principali operatori telefonici Italiani.
Un caso che reputiamo molto interessante perché ci ha permesso di analizzare le correlazioni tra valutazioni pre-campagna, risultati effettivi ed evidenze ottenute mediante una ricerca qualitativa ex-post , basata su un’indagine CAWI su oltre 4000 rispondenti, rappresentativi dell’universo Internet.
Sotto i riflettori KPI puramente Media come Copertura e Frequenza ma anche e soprattutto analisi delle variazioni (positive o negative) dei principali parametri di Awareness e Intention to buy.
Il tutto sia isolando l’impatto della singola campagna web che analizzando il contributo incrementale della stessa rispetto ad una pianificazione di grande impatto e fondata su logiche ovviamente multimediali.
La digressione unbranded sulla ricerca (che, tra l’altro, ha mostrato un notevole impatto della campagna web su tutte le dimensioni suddette) mi serve solo per riflettere su un aspetto dell’evento su cui rimango profondamente perplesso.
Si tratta della necessità, emersa e sottolineata da molti dei relatori, di individuare una “currency” diversa dalle attuali, allo scopo di rendere paragonabile l’impatto del web e consentire una più semplice valutazione dei risultati (e un miglioramento / crescita degli investimenti su web…).
Desiderio sacrosanto, se non fosse per l’insidia nascosta nella “currency” che si vuole adottare: il GRP.
Metrica che consente senza dubbio una paragone con gli altri media ma che non esaurisce la complessità di un’azione di web marketing, né si può adattare a qualsiasi obiettivo digitale né, ancora, rappresenta il metodo migliore per ridurre la complessità intrinseca del web.

Si potrebbe argomentare per ore, ma il post non ha una valenza critica: mi fermo qui, dunque.

Mi preme solo sottolineare, da operatore del settore, come un problema che definisco culturale, di apprendimento tardivo e di “timore” da parte di molti decision makers Italiani, non possa essere superato semplicemente favorendo l’adozione di una nuova currency.
La strada, oltre all’indispensabile riduzione della complessità e standardizzazione dell’offerta (che non implicano svilimento delle caratteristiche né delle opportunità) è quella dell’educazione continua, della crescita condivisa, della dimostrazione insindicabile dei benefici arrecati dalla multicanalità e del valore aggiunto conferito dalla rete in termini di Relazione.

Il GRP e la copertura incrementale sono solo 2 fattori. Il resto, fantascienza.

L’Upa analizza Fruizione e Impatto dei Tablet

Pochi giorni fa ho letto un interessante documento dell’Upa in cui si analizza il cambiamento nella fruizione dei contenuti e l’impatto della pubblicità sui tablet (e qui viene da chiedermi, vista l’assenza, nella versione scaricabile,  quali altri tablet significativi siano stati censiti oltre all‘iPad).

La ricerca – che potete trovare qui – offre degli spunti interessanti ma mi lascia anche, in alcuni assunti, abbastanza perplesso.

In essa si  delineano dapprima le caratteristiche del mezzo sui cui, credo, convergano tutti gli operatori del settore: si parla di immediatezza, personalizzazione e intimità.
Le peculiarità dei tablet sono racontate attraverso una dimensione qualitativa che spesso – giustamente – paragona il tablet agli altri, storici, mezzi di comunicazione.

Ed ecco la comparazione continua con la fascinazione prodotta dalla televisione, su cui si può essere più o meno d’accordo senza tuttavia poter negare il fatto che il grande schermo rappresenti,  in particolare per i NON nativi digitali, il mezzo principe, il catalizzatore d’attenzione in ambito domestico.

O ancora l’attribuzione di una “dimensione unicamente visiva al web” che, nonostante lo scopo dell’analisi (sottolineatura dei plus del tablet grazie anche alla dimensione touch), mi sembra francamente miope alle soglie del 2011.

La ricerca prosegue enucleando i vantaggi della lettura da Tablet e possibili criticità. E qui, se non posso che esser concorde con i ricercatori su elementi differenzianti come praticità, portabilità, fascino e possibilità di letture ripetute, devo esprimere alcuni dubbi su determinati assunti.

Si identifica il pricing come un potenziale svantaggio poiché le tariffe sarebbero scarsamente flessibili. Non può che essere un mio fraintendimento poiché la flessibilità delle politiche di prezzo è, a mio avviso, un indubbio fattore di successo per gli editori che potranno, appena saranno più confidenti,  ideare molteplici modalità di acquisto, diversificate in funzione di segmento, accessibilità dei contenuti, versione dell’applicazione, fruizione di altre testate del gruppo editoriale, periodo di utilizzo, promozioni e così via. E ho citato soltanto alcune ipotesi, non finiscono di certo qui le opportunità.
L’Upa sottolinea anche come il Tablet soffra di una certa asetticità, ovvero, di una mancanza di coinvolgimento e di una lettura poco romantica rispetto al cartaceo. Credo che il punto si commenti da solo, date le infinite possibilità di customizzazione, la personalizzazione della relazione con il mezzo, l’integrazione di dimensione visiva, touch e multimedialità sconosciuta al cartaceo. Punti, tra l’altro, sottolineati dagli stessi ricercatori nelle chart precedenti.
Si prosegue, ancora, sottolineando  la velocizzazione della fruizione. Anche qui, diverse ricerche smentiscono l’assunto: il tempo trascorso dagli utenti su iPad e smartphone (per leggere news e intrattenersi) è molto più elevato rispetto a quello speso sul web e rispetto al cartaceo stesso.
Un punto che invece non viene esploso, è la giusta osservazione di quanto sia importante, nella costruzione della relazione intima e personale con il device, la “sicurezza” data dall’utilizzo delle applicazioni (“la delimitazione rassicurante imposta dalle App Ipermirate”).
Un concetto che appassiona la comunità di esperti dalla nascita dell’AppMarketing e che ha raggiunto l’acme in termini di Buzz dopo il provocatorio articolo di Chris Anderson (che ha ripreso il tema anche nello speech tenuto allo Iab).
In ogni caso, tranquilli. Dopo l’apparenete incoerenza, i ricercatori convergono su un tema: “I tablet sono senza dubbio dispositivi che valorizzano e amplificano l’impatto della pubblicità. E ciò avviene in maniera omogenea per tutti gli user, senza significative distinzioni generazionali”. Speriamo.

iPad device preferito per intrattenersi

Che l’iPad sia uno strumento destinato a rivoluzionare il modo stesso in cui concepiamo e viviamo la tecnologia, è ormai un pleonasmo.

Troppo forti gli argomenti degli entusiasti, troppo deboli le proteste di coloro che lo vedono come un inutile catalizzatore di banalità.

E diverse ricerche vengono in soccorso ai primi (gli entusiasti) e, perché no, in aiuto ai marketer che devono  definire le proprie strategie di approccio ai nuovi media.

Cito, a titolo di esempio, le ricerche riportate dal sempre ottimo E-marketer.

La prima, effettuata, da Ball State University, è una ricerca qualitativa che mette in risalto come la maggior parte dei partecipanti allo studio ritenga l’ iPad un’eccezionale fonte di intrattenimento che dovrebbe però migliorare in termini di creazione del contenuto. E proprio questo paragone (quello con le altre fonti di intrattenimento) è il motivo principale per cui non si effettua l’acquisto: inutile vista la presenza di un’altra fonte di intrattenimento in casa.

D’altra parte, che l’intrattenimento sia tra le caratteristiche principali dell’Ipad, è fuor di dubbio. Un’altra ricerca, stavolta di Cooper Murphy Webb, che ha intervistato i possesori di Ipad, sostiene che 2 persone su 5 utilizzano l’Ipad almeno 10 ore a settimana e lo stesso surclassa pc e tv come fonte di intrattenimento primaria. L’iPad è lo strumento più utilizzato per leggere quotidiani e news, superando tutte le altre modalità di fruizione di tali contenuti.

A riprova di quanto sostenuto, l’ultimo report di Distimo, società di ricerca nel campo delle applicazioni Mobile. Innanzitutto l’iPad si dimostra volano di business, con un rapporto tra quota di applicazioni a pagamento e gratuite nettamente sbilanciato verso il pay, in particolare se paragonato ad altri device.

In secondo luogo, sia nel caso di applicazioni free che nel caso di applicazioni a pagamento, intrattenimento e news e sono i protagonisti assoluti. Un dominio che diventa assoluto
nel caso delle applicazioni paid, ove emerge la netta preferenza degli utenti per i giochi: 5 delle applicazioni ai primi 10 posti sono “gaming”.

Facebook Marketing: verso un modello “Performance”?

Sempre più ricerche testimoniano la necessità, da parte delle aziende,  di valutare il ROI di una campagna di Social Media Marketing o perlomeno di stabilire quali parametri possano concorrere alla sua definizione: la misurabilità di un’azione Social, è, di questi tempi, fondamentale, anche per la crescita del settore stesso.
E l’evoluzione di Facebook rischia di facilitare la vita ai Manager Digitali: non soltanto aggregatore del palinsesto Internet degli utenti e catalizzatore di qualsiasi attività digitale; Facebook sta diventando anche potente veicolo di Performance marketing.

D’altra parte, gli inserzionisti hanno su Facebook l’opportunità di entrare in contatto con utenti molto interessati alla costruzione di un rapporto con le aziende stesse (in una sorta di capovolgimento – user generated – delle logiche di CRM).

A titolo di esempio, riporto una recentissima indagine della Morpace, istituto di ricerche di marketing, che focalizza l’attenzione sul perché gli utenti si iscrivano alle pagine aziendali.

In virtù di questa “nuova” consapevolezza, Facebook sta virando, come detto, verso un modello di business Performance Oriented: lo dimostrano le continue migliorìe alla piattaforma Facebook Ads e l’introduzione, recente, del Monitoraggio delle Conversioni, strumento che consentirà di tracciare in tempo reale il Roi di una campagna, alla stregua di una qualsiasi attività di Paid Search.

Vediamo come. Una volta settata la campagna, che consente di scegliere agilmente tra diverse opportunità di targeting, è possibile selezionare il tipo di azione che si vuole monitorare:

  • la conversione base
  • la conversione in grado di discriminare il valore economico dell’azione
  • e la conversione che consente di rilevare l’oggetto/prodotto stesso dell’azione (SKU).

Un passo in avanti notevole per razionalizzare e ottimizzare gli investimenti.

Ma è sufficiente? Le campagne performance su Facebook funzionano davvero?
La mia esperienza recente mi impone di rispondere in modo positivo e  provo a spiegare perché.

Ad inizio anno MediaCom si è occupata di un progetto di Social Media Marketing per un cliente Nòverca, che prevedeva, tra le altre cose, lo sviluppo di un advergame (Nòverca Arena) legato ad un contest (si potevano vincere, 3 HTC e svariate Sim e ricariche Nòverca).
Per promuovere l’advergame, oltre alle varie attività di Buzz marketing, è stata implementata una campagna di Facebook ads con l’obiettivo di raggiungere utenti in target e stimolarne l’azione.
Senza entrare nello specifico di dati sensibili che, purtroppo, non possono essere condivisi, sottolineo alcune performance della campagna:

  • a fronte di un budget molto limitato son state erogate Impression per più  più di 125 milioni di Impression;
  • nonostante un CTR assolutamente non paragonabile ad una qualsiasi campagna Display o Paid Search, sono state ottenute quasi 35.000 visite della pagina dell’applicazione;
  • il tasso di conversione (in questo caso il rapporto tra visite e utenti che effettivamente giocavano) è stato di poco inferiore al 10%.
  • i parametri economici, costo per click e costo per giocatore, hanno corroborato l’efficienza della campagna.

Tutto ciò grazie a piccoli accorgimenti in fase di setting,  ad un monitoring giornaliero delle performance della campagna, e a continue ottimizzazioni in termini di refresh delle creatività e bid managemnt.

In sintesi, le performance riportate non sono, ovviamente, esaustive della categoria merceologica né del canale, lo  strumento appare ancora un po’ “rozzo” e la piattaforma è passibile di numerosi miglioramenti ma sembra costituire, sin da ora, uun buon veicolo di Direct Response.

Inserzionisti locali e PMI, in particolare, potranno ottenere risultati eccellenti riducendo al minimo il rischio di investimento. Per le grandi aziende, invece, la piattaforma è un fondamentale complemento delle azioni di Facebook marketing e, più in generale, uno sguardo al futuro del marketing sui Social media.

I numeri di Facebook in Europa

Dal punto di vista mediatico Facebook esercita un dominio quasi incontrastato: non passa giorno senza che ci siano notizie su novità strutturali, dati eclatanti o commenti agli stessi, sciorinati dai media, online e non.

La mole è così elevata da mettere in discussione la leadership di Steve Jobs e delle sue “trovate”, sempre valorizzate al meglio dal marketing 2.0 della Apple.
Ma Facebook è effettivamente il fenomeno che i più raccontano? La risposta non è così scontata e differisce in funzione della nazione di riferimento.
Certo, come già aveva raccontato Vincenzo Cosenza qui, nonostante ogni paese abbia le sue peculiarità in termini di utilizzo dei social media, Facebook sembra essere un fenomeno realmente globale.
E i dati Comscore dei principali paesi europei sembrano corroborare questa interpretazione.
Dall’analisi dei dati di gennaio 2010 (mese “medio”, utile per l’analisi di dati Internet), infatti, si rileva come Facebook sia padrone assoluto nel Regno Unito, in Francia, Italia e Spagna ma come scenda nel gradimento degli utenti in paesi come Germania e Olanda.


Come illustra anche il grafico riportato, Facebook supera abbondantemente il 70% di active reach in paesi come Uk e Italia, si attesta attorno  al 50% in Francia e Spagna mentre in Olanda e Germania non raggiunge neppure il 30% dell’utenza Internet.

Nel paese tedesco la “scarsa” penetrazione può essere imputata ad un “relativamente limitato” utilizzo del social networking rispetto al totale della popolazione (la categoria Comscore “social networking” ha una reach del 65% e solo 2 social media, Facebook incluso, superano i 10 milioni di utenti unici) e alla preferenza espressa nei confronti di studivz.net, piattaforma sociale dedicata agli studenti.
In Olanda, invece, Facebook è superato da Windows Profile (il nostro Spaces) e doppiato da hyves.net, altro social media locale.

Curiosità per chiudere:  sommando gli utenti di Francia e Regno Unito si ottiene una popolazione Facebook pari al numero di abitanti del “Bel Paese”.

Oltre che fenomeno globale, Facebook è il primo Social Media di massa :)

Cross-medialità ed innovazione: i Qr Code

Di ritorno, stanchi dopo una giornata di lavoro, potrebbe esservi capitato, surfando tra i banconi del supermercato, di imbattervi nei nuovi tortellini Rana al cioccolato e osservare con sospetto, sulla confezione, un codice bidimensionale apparentemente fuori contesto.

O ancora, scansionando i giornali di un’edicola, di incrociare una copia di Panorama che metteva in risalto lo stesso – strano – codice, intimandovi di fotografarlo.

Non è fantascienza né tantomeno errore di stampa: si tratta semplicemente del Qr Code, sempre più utilizzato dalle aziende Italiane allo scopo di interagire con i propri consumatori. E non solo.

I Motivi? Innanzitutto la semplicità: il Qr Code è, infatti, un codice bidimensionale che permette di leggere fino a 4296 caratteri e consente di accedere a contenuti multimediali semplicemente fotografando il codice con il proprio cellulare.
Unica necessità è disporre di un Qr Code reader che oggi è preinstallato su moltissimi terminali o può essere scaricato velocemente via web oppure, ancora, (grazie alle aziende che lo rendono disponibile) richiesto via sms.

Tra i principali vantaggi determinati dall’utilizzo di tale tecnologia è fondamentale ricordare:
- i costi di produzione bassi. E’ possibile generare gratuitamente un codice Qr anche perché è libero da qualsiasi copyright;

- il tasso di utilizzo sempre più elevato. E’ probabile pronosticare una crescita della tecnologia favorita da aumento delle tariffe flat (indispensabile per il download o la fruizione del contenuto) e dalla preinstallazione del Qr Code Reader sulla stragrande maggioranza degli smartphone;

- la rapidità e personalizzazione della comunicazione. E’ possibile adeguare il contenuto in funzione del proprio target di riferimento e renderlo disponibile in qualsiasi contesto e con una velocità elevatissima;

- le opportunità in termini di multicanalità. Campagne above the line possono trasformarsi in campagne interattive, contenuti statici includere l’accesso a innumerevoli opportunità di interazione;

- la misurabilità. Una campagna Qr Code gestita mediante una buona piattaforma di tracking consente di tracciare la risposta del target ad un livello molto dettagliato e di  misurare anche l’impatto di campagne difficilmente valutabili in termini di Roas (a testimonianza di ciò, il grafico seguente che – tratto da uno dei tanti grafici disponibili sul sito Quakcode.it, sviluppato da Apsis s.r.l., tra i pionieri in questo campo – analizza in tempo reale gli accessi ai vari Qr code sviluppati dalla società e tracciati dalla piattaforma di gestione proprietaria).

Tutto ciò implica un sempre maggiore utilizzo da parte di aziende intenzionate ad integrare ulteriormente le proprie campagne pubblicitarie, migliorare l’efficienza di alcuni processi, attivare meccanisimi di cross-medialità, favorire il rapido immagazzinamento di dati e così via.

Il tutto, ovviamente, attivando delle dinamiche che favoriscono l’interazione del consumatore trasformandolo, nei casi più evoluti, da Interattore in co-produttore.

E per essere altrettanto “evoluto”, chiudo con il Qr code del blog :)

I trend del 2010

La fine del 2009 ci ha regalato, come spesso accade a fine anno, dietrologia d’avanguardia, proclami entusiastici e una buona dose di previsioni sul futuro.

E’ necessario, pertanto, contribuire, segnalando i principali trend del 2010 e focalizzando gli aspetti più significativi per l’evoluzione dei media.

Dopo la frammentazione, la convergenza

Il tentativo di convergenza multimediale, che finora si è tradotto solo in moltiplicazione dei contenuti (ne parlavo qui), sta diventando realtà grazie all’evoluzione delle piattaforme di Home entertainment e si affermerà definitivamente nei prossimi anni.
I produttori di elettronica di consumo, ad esempio, hanno iniziato la commercializzazione su larga scala di televisori con accesso ad Internet (si guardi, a titolo di esempio, a Samsung).
Aumentano a dismisura i set top box finalizzati a collegare in rete qualsiasi tv e consentire l’accesso, rapido e indolore, a contenuti web, library online e/o presenti sull’hard disk del pc. L’eccellenza è Boxee, aperto a qualsiasi contenuto, rapido e ad elevata qualità. Ma anche il Cubo, di Telecom, può recitare un ruolo da protagonista (certo non in chiave di accesso “libero” al web…), in particolare in Italia.

Contrazione dell’adv sui mezzi tradizionali
, affermazione del Video advertising, ulteriore crescita dell’online adv

La contrazione degli investimenti comporterà l’utilizzo “tattico” dei media più in crisi: prima della rigenerazione e della catarsi, la stampa (nella vecchia accezione del termine) vivrà altri momenti difficili.

Si giocherà la partita chiave della tv: tra norme e decreti che modificano l’affollamento pubblicitario, il digitale in ascesa e le politiche commerciali delle generaliste spesso inversamente proporzionali ai trend di consumo, i rappresentanti del vecchio tubo catodico proveranno a raggiungere il segno positivo nella vendita degli spazi adv.

Infine, l’evoluzione della banda larga (le speranze Femtocell e Wimax), la contingenza economica sfavorevole, il trend appena tracciato, comporteranno un’ulteriore crescita dell’online advertising e il consolidamento dei formati video in rete e delle metriche necessarie per la loro misurazione.

Esplosione del mobile marketing

La diffusione di dispositivi mobili dotati di Gps e di connessione ad Internet, la crescita inarrestabile della quota di mercato detenuta dagli “smartphone”, l’abbassamento delle tariffe per la navigazione da cellulare e, in particolare, il cambiamento culturale indotto nell’utilizzo di tali dispositivi, determineranno la consacrazione del mobile marketing che, secondo l’Eiaa crescerà del 97% in Europa, nei prossimi 4 anni e, nei soli States, raggiungerà nel 2010 i 593$ milioni.

Evoluzione dei social media destinata a mutare l’essenza stessa di Internet

I social media diventeranno sempre più “mobili”, adeguando le loro peculiarità allo sviluppo dei device fruibili in mobilità.
Si integreranno con funzionalità location based e saranno i primi territori di sperimentazione di quel fenomeno originale, e a volte bizzarro, denominato augmented reality.

Cadrà la distinzione stessa tra “navigazione online” e “appartenenza ad una comunità”.

Si svilupperà ulteriormente la Real time search, che permette agli utenti, grazie agli innumerevoli strumenti aggregativi e sociali, di ricercare senza filtri, e in tempo reale, le opinioni di pari, utenti sconosciuti o network di amici,  tra milioni di tweet, status update, conversazioni o semplici news (si veda anche Google real time search)

Evoluzione delle metriche e affermazione dell’area “Social media analytics”

Si renderà necessario un miglioramento delle metriche per misurare l’impatto dei social media e la loro successiva integrazione all’interno dei più diffusi software di web analytics. I cambiamenti nella ricerca impatteranno sulle strategie di indicizzazione e comporteranno l’attenzione ad un parametro che i più esperti già definiscono “real time search conversion”. I brand dovranno dedicare grande attenzione alla misurazione dell’impatto della dimensione sociale sulle vendite e sulla brand loyalty. Le piattaforme di listening della rete diventeranno “mainstream” e la rete, sempre più spesso, territorio di test in real time delle reazioni dei consumatori.

Modifica sostanziale delle politiche strategiche delle aziende

La necessità di confrontarsi con i trend in atto implicherà un cambiamento culturale e strutturale nelle aziende. Le politiche di marketing dovranno essere adeguate velocemente alla trasformazione, pena la perdita di terreno prezioso nell’arena competitiva.

Il bisogno di integrare e contestualizzare i dati sociali all’interno dei sistemi di Analytics e nelle elaborazioni di marketing delle aziende  sarà un must, un obiettivo non più rimandabile.

L’approccio stesso ai media sociali si capovolgerà: da strumenti (considerati) gratuiti e poco controllati di diffusione del proprio contenuto, i social media si trasformeranno in hub fondamentali per dialogare con i prospect e instaurare una relazione duratura con i propri clienti.

Si moltiplicheranno le nicchie ove competere, nasceranno nuovi attori iper-specializzati: in particolare Social media company ma anche agenzie di “full integrated digital marketing services”, in grado (o che aspirano a)  di gestire progetti integrati di comunicazione e di coniugare un’offerta che risponde  alla complessità dei media digitali.

Real Time web -> Real Time communication -> Real Time world

La comunicazione è istantanea, immediata e pervasiva.
Le aziende, già aperte ai modelli collaborativi, sperimentano la “real time collaboration” ulteriore evoluzione del modello di produzione “open source”.
La frammentazione e proliferazione dei contenuti si sintetizza in una continua ri-definizione del  palinsesto mediale, a prescindere dal luogo di accesso al contenuto, la passitività del media televisivo viene integrata dalla personalizzazione dei contenuti (web based).

Si delinea, in sostanza, un nuovo paradigma esperienziale riassumibile in una decisa preferenza dei consumatori per tutti quei prodotti, servizi ed esperienze, fruibili in tempo reale e finalizzati alla gratificazione istantanea e al flusso continuo e ubiquo di informazioni: è il nuovo decennio, signori.