L’Upa analizza Fruizione e Impatto dei Tablet

Pochi giorni fa ho letto un interessante documento dell’Upa in cui si analizza il cambiamento nella fruizione dei contenuti e l’impatto della pubblicità sui tablet (e qui viene da chiedermi, vista l’assenza, nella versione scaricabile,  quali altri tablet significativi siano stati censiti oltre all‘iPad).

La ricerca – che potete trovare qui – offre degli spunti interessanti ma mi lascia anche, in alcuni assunti, abbastanza perplesso.

In essa si  delineano dapprima le caratteristiche del mezzo sui cui, credo, convergano tutti gli operatori del settore: si parla di immediatezza, personalizzazione e intimità.
Le peculiarità dei tablet sono racontate attraverso una dimensione qualitativa che spesso – giustamente – paragona il tablet agli altri, storici, mezzi di comunicazione.

Ed ecco la comparazione continua con la fascinazione prodotta dalla televisione, su cui si può essere più o meno d’accordo senza tuttavia poter negare il fatto che il grande schermo rappresenti,  in particolare per i NON nativi digitali, il mezzo principe, il catalizzatore d’attenzione in ambito domestico.

O ancora l’attribuzione di una “dimensione unicamente visiva al web” che, nonostante lo scopo dell’analisi (sottolineatura dei plus del tablet grazie anche alla dimensione touch), mi sembra francamente miope alle soglie del 2011.

La ricerca prosegue enucleando i vantaggi della lettura da Tablet e possibili criticità. E qui, se non posso che esser concorde con i ricercatori su elementi differenzianti come praticità, portabilità, fascino e possibilità di letture ripetute, devo esprimere alcuni dubbi su determinati assunti.

Si identifica il pricing come un potenziale svantaggio poiché le tariffe sarebbero scarsamente flessibili. Non può che essere un mio fraintendimento poiché la flessibilità delle politiche di prezzo è, a mio avviso, un indubbio fattore di successo per gli editori che potranno, appena saranno più confidenti,  ideare molteplici modalità di acquisto, diversificate in funzione di segmento, accessibilità dei contenuti, versione dell’applicazione, fruizione di altre testate del gruppo editoriale, periodo di utilizzo, promozioni e così via. E ho citato soltanto alcune ipotesi, non finiscono di certo qui le opportunità.
L’Upa sottolinea anche come il Tablet soffra di una certa asetticità, ovvero, di una mancanza di coinvolgimento e di una lettura poco romantica rispetto al cartaceo. Credo che il punto si commenti da solo, date le infinite possibilità di customizzazione, la personalizzazione della relazione con il mezzo, l’integrazione di dimensione visiva, touch e multimedialità sconosciuta al cartaceo. Punti, tra l’altro, sottolineati dagli stessi ricercatori nelle chart precedenti.
Si prosegue, ancora, sottolineando  la velocizzazione della fruizione. Anche qui, diverse ricerche smentiscono l’assunto: il tempo trascorso dagli utenti su iPad e smartphone (per leggere news e intrattenersi) è molto più elevato rispetto a quello speso sul web e rispetto al cartaceo stesso.
Un punto che invece non viene esploso, è la giusta osservazione di quanto sia importante, nella costruzione della relazione intima e personale con il device, la “sicurezza” data dall’utilizzo delle applicazioni (“la delimitazione rassicurante imposta dalle App Ipermirate”).
Un concetto che appassiona la comunità di esperti dalla nascita dell’AppMarketing e che ha raggiunto l’acme in termini di Buzz dopo il provocatorio articolo di Chris Anderson (che ha ripreso il tema anche nello speech tenuto allo Iab).
In ogni caso, tranquilli. Dopo l’apparenete incoerenza, i ricercatori convergono su un tema: “I tablet sono senza dubbio dispositivi che valorizzano e amplificano l’impatto della pubblicità. E ciò avviene in maniera omogenea per tutti gli user, senza significative distinzioni generazionali”. Speriamo.

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